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A mo di Modì

Cominciato più di un anno fa, viene portato a termine il cortometraggio A mo di Modì, un progetto firmato da Stefano Cominale con la mia direzione della fotografia e prodotto da DINO film and video factory. Il cortometraggio ha assunto diversi aspetti durante tutta la sua tormentata produzione, ma poi finalmente vede la luce premiando in maniera positiva la fatica di chi ci ha messo il cuore nel realizzarlo.

Ci sono state diverse collaborazioni di vecchia e nuova origine con la produzione DINO. Come si potrebbe evincere dal trailer pubblicato in questi giorni, la storia oscilla tra una Parigi degli anni venti ed i giorni nostri. La fotografia di questo lavoro cerca di essere la sintesi della pastosità dei colori, che un pittore riesce a mescolare sulla propria tavolozza. La forza dei contrasti fra ombre e luci fra ragione e follia, viene esasperata da un utilizzo costante di singoli punti di luce. La saturazione esasperata in alcuni punti delle scene d’epoca, rievoca l’artificioso intervento con i colori, che l’uomo effettua sulla tela, rendendo la percezione degli spazi il risultato di un racconto, una rielaborazione di quello che viene vissuto e viene riproposto. I molti neri descrivono in un unico intervento, il carattere bohémienne di Modigliani, e l’instabile stato d’animo di Lei. Molto interessante è stata l’interpretazione egli ambienti di un’epoca che non ho vissuto, e che potevano essere letti solo con la luce del sole o la debole luminosità delle candele. Un particolare grazie va a ttutti quelli che hanno lavorato al progetto e a Salvatore Errico instancabile compagno di viaggio.

Il trailer

La leggenda del mare

Questa sera lo spettacolo di Antonio Iavazzo dal titolo La leggenda del mare, per il quale mi occupo della direzione della fotografia.
Uno spettacolo pensato in una location bella e mistica, ma allo stesso tempo di difficile approccio.

Il lavoro per il posizionamento delle luci diventa arduo, per il fatto che siamo in un giardino, uno spazio dell’Istituto Sant’Antida di Caserta.

Le luci e tutta l’attrezzatura che necessitano di una struttura convenzionale come quella di un teatro, vengono posizionate sugli alberi, oppure mascherate da elementi scenografici inseriti nel contesto. Un ulteriore difficoltà è dovuta anche alla grandezza dello spazio, avendo quindi l’esigenza di coprire spazi ampi e parecchio articolati.
Ma come tutti gli spettacoli fatti con Antonio Iavazzo, non mi spaventa l’idea di affrontare queste difficoltà.
Interessante il lavoro fatto dagli scenografi Enzo Nuzzo e Pietro Castaldo (Nu.Ca.), compagni di viaggio da tempo, per l’istallazione di elementi scenografici in un contesto naturale come quello del giardino, e superba la loro capacità di adattare gli elementi in maniera pregevole.
In questo spettacolo vi troviamo anche delle installazioni e proiezioni video curate da Edoardo Di Sarno (DINO), elementi altrettanto complementari per un progetto unico impareggiabile.

Di seguito alcune note di regia scritte da Antonio Iavazzo.

Questo spettacolo è ispirato alla “storia” di Colapesce, una leggenda risalente alla tradizione siciliana tradotta anche in altri lingue e dialetti, tra cui quello napoletano. Tutte le versioni, comunque, fanno di Colapesce un eroe che nasce e vive di semplicità. La sua figura, spesso contrapposta a quella di un re avido e meschino, è una metafora del senso del giusto, della misura, del bene, contrapposti alle pulsioni volgari e squallide di esistenze perdute nel “fango” del puro profitto e dello sfruttamento. Colapesce, illuminato dalla sua diversa condizione di uomo a metà tra la terra ed il mare, assume i connotati di una figura salvifica che si spinge per la vastità del Mare, simbolo di Vita e di Conoscenza.
Qui, questo mondo sospeso è stato tradotto in una versione antropologica e magica, densa di suggestioni e atmosfere barocche e misteriose. Su questo humus si innestano, anche attraverso canti, balli, e con installazioni video e soluzioni scenografiche di grande impatto percettivo ed emotivo, gli elementi della “tradizione” esoterica e simbolica di una Napoli immaginaria e visionaria, sanguigna, travolgente, mistica. Un luogo – non luogo che sfuma e oscilla di continuo tra l’immanenza e le voracità del potente – miserabile di turno e il sogno della Purezza incarnato dalla vulnerabilità e dalla delicatezza di Colapesce, in totale accordo con la Natura e il Creato tutto. Una “fragilità” la cui forza è tutta nella Verità. Ciò che è Bello è Vero, e spesso ciò che è Vero si rivela magnificamente Fragile. In questo appassionato tragitto “alchemico” di consapevolezza e salvezza, Cola incarna, tra il grottesco, la commedia, la farsa e la tragedia, tra danze, ritmi, canti travolgenti e di straziante struggimento, la figura eroica ed eterna del Mito rigeneratore e salvifico. Una favola anche delicatamente “ecologica”, in armonia con la leggerezza della vita e la sacraltà di destini segnati ineluttabilmente dalla malattia della Bellezza e della Poesia.

Foto di Pasquale Vitale

Un progetto ambito e molto suggestivo il cortometraggio dal titolo Jere Jef, che sto per girare. Angelo Mozzillo, giovane regista nonché amico mio, mi ha voluto con se per questa nuova produzione tutta da scoprire…
Si tratta di un cortometraggio prodotto da Caserta Musica, del quale gireremo parte in Italia e in parte in Africa. Sono emozionato soltanto all’idea di scoprire cosa mi riserverà in continente nero e cosa mi lascerà questa nuova avventura. Con noi in questo viaggio ci sarà Edoardo Di Sarno che si occuperà delle riprese ed altri personaggi che conosceremo una volta arrivati li.
Il tutto viene reso ancora più interessante dal fatto che il progetto nasce per promuovere un’associazione umanitaria, I bambini d’Ornella, che lavora attivamente in quel territorio.
La partenza è prevista per il giorno 15 Aprile…
Cercherò di effettuare nuovi aggiornamenti.