L’Italia una Repubblica fondata sulla sacralità della pasta, detentrice di una tradizione che la contraddistingue nel mondo, amata per la sua diversità di forme e abbinamenti, sta per essere travolta dall’evoluzione tecnologica americana.
Nello stato a stelle e strisce, un gruppo di studiosi dell’università Carnegie Mellon di Pittsburgh, elabora sfoglie di pasta piatte che prendono forma durante la cottura.
Non si tratta dell’ultima trovata volta allo stravolgimento della tradizione del buon cibo italiano: la pasta che cambia forma, nasce per ridurre l’impatto ambientale!
L’ispirazione per la pasta “trasformista” è arrivata direttamente dal mondo del prodotto imballato in modo piatto come i mobili, che riescono a ridurre lo spreco di spazio nelle confezioni, ottimizzando i trasporti e lo stoccaggio.
Un vero e proprio cambiamento per la logistica, che farebbe della pasta piatta un alimento semplice da mangiare perfino nello Spazio.
Il gruppo di studiosi cerca di rassicurarci, garantendoci l’aspetto e soprattutto il sapore della pasta tradizionale, grazie alla semplicità dei suoi ingredienti (acqua e farina di semola). Niente di innovativo almeno nella ricetta!
L’innovazione però è nelle piccole scanalature dello stampo, che permettono alle sfoglie di rigenerarsi in cottura e di cuocere molto più velocemente, limitando le emissioni di carbonio e l’effetto serra.
Non sarà la pasta perfetta per noi italiani, ma sicuramente ideale per l’ambiente!
Ma saremo disposti a vedere modificato il prodotto cardine della nostra tradizione culinaria?.
Immagine: Morphing Matter Lab, Carnegie Mellon University.
