Tag Archivio per: direzione della fotografia

Vede la mia firma per la direzione della fotografia il lavoro realizzato da Dinostudio per il cantante e musicista Massimo Ferrante. Un progetto che mi lascerà un ricordo bellissimo. La grande professionalità di Ferrante, e la sua esperienza datata, hanno reso eccezionali le giornate passate sul set. Un’esperienza da ripetere.
Grazie Massimo.

https://youtu.be/HDXNPaZPDUk
https://youtu.be/Uzam-O7RiR4

Don Chisciotte, Carluccio e la Fattucchiera

Finisce una tre giorni emozionante, fatta di sudore e divertimento. Finisce un piccolo viaggio realizzato con una compaia di “folli”, così ama definirli il regista. Parlo della messa in scena de Don Chisciotte , Carluccio e la Fattucchiera, fatta al Teatro Civico 14 dal 3 al 5 Maggio, con la regia di Antonio Iavazzo e la mia fotografia.

Durante queste giornate ho avuto modo di conoscere nuove persone e confermare un meraviglioso rapporto con altre che già conoscevo. Queste giornate sono l’ideale per ricercare nuovi stimoli e nuovi interessi, in un mondo in continua evoluzione come quello del teatro.

Il testo scritto da Antonio Magliulo e riadattato in una maniera straordinaria da Antonio Iavazzo, riporta una storia diversa dal Don Chisciotte che tutti conosciamo, caratterizzato da una struttura che abbraccia i più pinti i toni della commedia dell’arte. Personaggi ambientati in una Napoli del ‘600 colpita dalla fame, e protagonisti di intrecci sentimentali e anime “affatturate”, che si sfidano l’un l’altra a suon di bastonate e filtri d’amore. Come in tutte le opere di Antonio Iavazzo non mancano le figure danzanti che, attraverso i movimenti e i gesti di discipline millenarie, rievocano la spiritualità e la vera anima delle “creature teatrali” di questo virtuoso regista.

Insomma uno spettacolo complicatamente leggero, che affronta tutte le difficoltà dell’uomo attore e dell’uomo spettatore. Scene di fantastici amori e grotteschi duelli, nati dalla mente di un “folle” che guida un gruppo di “folli”.

spettacolo
dietrolequinte

A mo di Modì

Cominciato più di un anno fa, viene portato a termine il cortometraggio A mo di Modì, un progetto firmato da Stefano Cominale con la mia direzione della fotografia e prodotto da DINO film and video factory. Il cortometraggio ha assunto diversi aspetti durante tutta la sua tormentata produzione, ma poi finalmente vede la luce premiando in maniera positiva la fatica di chi ci ha messo il cuore nel realizzarlo.

Ci sono state diverse collaborazioni di vecchia e nuova origine con la produzione DINO. Come si potrebbe evincere dal trailer pubblicato in questi giorni, la storia oscilla tra una Parigi degli anni venti ed i giorni nostri. La fotografia di questo lavoro cerca di essere la sintesi della pastosità dei colori, che un pittore riesce a mescolare sulla propria tavolozza. La forza dei contrasti fra ombre e luci fra ragione e follia, viene esasperata da un utilizzo costante di singoli punti di luce. La saturazione esasperata in alcuni punti delle scene d’epoca, rievoca l’artificioso intervento con i colori, che l’uomo effettua sulla tela, rendendo la percezione degli spazi il risultato di un racconto, una rielaborazione di quello che viene vissuto e viene riproposto. I molti neri descrivono in un unico intervento, il carattere bohémienne di Modigliani, e l’instabile stato d’animo di Lei. Molto interessante è stata l’interpretazione egli ambienti di un’epoca che non ho vissuto, e che potevano essere letti solo con la luce del sole o la debole luminosità delle candele. Un particolare grazie va a ttutti quelli che hanno lavorato al progetto e a Salvatore Errico instancabile compagno di viaggio.

Il trailer

Comincia la giornata con la solita telefonata ad Angelo (il regista) per organizzarci sull’ orario di partenza. In parecchi sanno la notizia e mi chiedono cosa stessi provando io rispondo a tutti con la stessa frase: “Fa caldo”. Mi incontro con angelo e gli altri in piazza, dopo un caffè rapido e qualche ritardatario. Dopo un cammino tortuoso e lungo, conferma del fatto che l’italia è un paese di non automobilisti, arriviamo a Giffoni vallepiana, anche se per arrivarci non abbiamo attraversato di certo una valle piana.

Mi riprendo dalle curve e dalla fatica di ritrovare un posto in cui parcheggiare l’auto e ci avviciniamo all’evento. Li, incontriamo gli altri della produzione, tutti impazienti di poter entrare. L’inesperienza di alcuni della produzione, che ci accompagna dall’inizio di questo viaggio, e ci lascia con un problema per i pass, ma questa diventa una situazione superabile. Non so cosa ci si aspetta in un posto come questo, vedo intorno a me tanti ragazzi che sembrano essere in vacanza e lontani da tutti i loro problemi. Entriamo in una grossa sala ormai già piena di ragazzi, e ci accomodiamo in una delle ultime file, ma solo per poco peró. Una ragazza dell’ organizzazione ci chiede di alzarci per fare posto ad altri ragazzi della giuria… meglio loro che noi, dalle mie parti sidice, (Dio mio, fa sta buon ‘o re), giudicheranno il nostro corto e credo abbiano diritto più di noi a stare comodi. La proiezione comincia ed io ho il cuore in gola, ai ragazzi piace perché c’è un silenzio in sala da brivido, in fatti alcune le risate sulle battute di Severino si sentono in tutta la sala. Sui titoli di coda parte un applauso che mi colpisce per la naturalezza di come nasce. Il battere delle mani e le grida dei ragazzi mi prendono al cuore, la possibilità di avergli fatto vedere un po’ d’Africa e i bambini dell’ associazione mi ha reso orgoglioso. Credo che un’esperienza del genere possa rimanere una delle più belle cose che ho vissuto. Il resto della giornata passa fra le risate ed i tanti commenti e fuori di un bar con il resto della produzione ed i i nostri amici. Mi lascio alle spalle i diversi problemi che questa produzione ci ha portato, causati dalla presunzione di alcuni, o dalla incoerenza di altri, peró mi sono sentito utile in qualcosa che va oltre. Questo prodotto sarà la testimonianza di un miracolo compiuto ogni giorno a più di 5000 chilometri da qui e che continuerà ancora per molto. Un grazie va a tutti quelli che si sono sacrificati per il progetto e ci hanno fatto compagnia in un viaggio intitolato Jere Jef.

Jere Jef – il teaser

On-line il primo teaser del Cortometraggio Jere Jef in concorso al Giffoni film festival.

Una regia di Angelo Mozzillo, con la direzione della fotografia di Vittorio Errico, le musiche di Emilio Di Donato, montaggio di Edoardo Di Sarno, produzione esecutiva di Angelo Agnisola, soggetto di Angelo Agnisola e Angelica Del Vecchio, e con la straordinaria partecipazione di Marcello Colasurdo.

Un prodotto girato tra l’Italia ed il Senegal in favore dell’associazione I bambini d’Ornella e prodotto da Caserta Musica e Arte in collaborazione con DINO film and video factory, supportato dalla Scuola di Alta Formazione Arte e Teologia della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale sez. San Luigi e dal Giffoni Film Festival.

La leggenda del mare

Questa sera lo spettacolo di Antonio Iavazzo dal titolo La leggenda del mare, per il quale mi occupo della direzione della fotografia.
Uno spettacolo pensato in una location bella e mistica, ma allo stesso tempo di difficile approccio.

Il lavoro per il posizionamento delle luci diventa arduo, per il fatto che siamo in un giardino, uno spazio dell’Istituto Sant’Antida di Caserta.

Le luci e tutta l’attrezzatura che necessitano di una struttura convenzionale come quella di un teatro, vengono posizionate sugli alberi, oppure mascherate da elementi scenografici inseriti nel contesto. Un ulteriore difficoltà è dovuta anche alla grandezza dello spazio, avendo quindi l’esigenza di coprire spazi ampi e parecchio articolati.
Ma come tutti gli spettacoli fatti con Antonio Iavazzo, non mi spaventa l’idea di affrontare queste difficoltà.
Interessante il lavoro fatto dagli scenografi Enzo Nuzzo e Pietro Castaldo (Nu.Ca.), compagni di viaggio da tempo, per l’istallazione di elementi scenografici in un contesto naturale come quello del giardino, e superba la loro capacità di adattare gli elementi in maniera pregevole.
In questo spettacolo vi troviamo anche delle installazioni e proiezioni video curate da Edoardo Di Sarno (DINO), elementi altrettanto complementari per un progetto unico impareggiabile.

Di seguito alcune note di regia scritte da Antonio Iavazzo.

Questo spettacolo è ispirato alla “storia” di Colapesce, una leggenda risalente alla tradizione siciliana tradotta anche in altri lingue e dialetti, tra cui quello napoletano. Tutte le versioni, comunque, fanno di Colapesce un eroe che nasce e vive di semplicità. La sua figura, spesso contrapposta a quella di un re avido e meschino, è una metafora del senso del giusto, della misura, del bene, contrapposti alle pulsioni volgari e squallide di esistenze perdute nel “fango” del puro profitto e dello sfruttamento. Colapesce, illuminato dalla sua diversa condizione di uomo a metà tra la terra ed il mare, assume i connotati di una figura salvifica che si spinge per la vastità del Mare, simbolo di Vita e di Conoscenza.
Qui, questo mondo sospeso è stato tradotto in una versione antropologica e magica, densa di suggestioni e atmosfere barocche e misteriose. Su questo humus si innestano, anche attraverso canti, balli, e con installazioni video e soluzioni scenografiche di grande impatto percettivo ed emotivo, gli elementi della “tradizione” esoterica e simbolica di una Napoli immaginaria e visionaria, sanguigna, travolgente, mistica. Un luogo – non luogo che sfuma e oscilla di continuo tra l’immanenza e le voracità del potente – miserabile di turno e il sogno della Purezza incarnato dalla vulnerabilità e dalla delicatezza di Colapesce, in totale accordo con la Natura e il Creato tutto. Una “fragilità” la cui forza è tutta nella Verità. Ciò che è Bello è Vero, e spesso ciò che è Vero si rivela magnificamente Fragile. In questo appassionato tragitto “alchemico” di consapevolezza e salvezza, Cola incarna, tra il grottesco, la commedia, la farsa e la tragedia, tra danze, ritmi, canti travolgenti e di straziante struggimento, la figura eroica ed eterna del Mito rigeneratore e salvifico. Una favola anche delicatamente “ecologica”, in armonia con la leggerezza della vita e la sacraltà di destini segnati ineluttabilmente dalla malattia della Bellezza e della Poesia.

Foto di Pasquale Vitale

Arrivederci Africa

Lasciare un posto sembra sempre una tragedia. E forse quello che faccio oggi lo sarà ancora di più. Qui ho ritrovato qualcosa che forse avevo smarrito già da tempo. Circondato dalla fame, dalla povertà più dura, dalla fede per un dio che fosse troppo lontano, mi pare di sentirmi comunque a casa.

Troppo poco il tempo per cominciare a vivere una vera avventura, troppo quello per guardare questa terra da turista. Non siamo rimasti tanto tempo qui, ma sembra di aver vissuto tutto in fretta e col massimo della passione. Vorrei poter avere più tempo da dedicare a questi bambini, vorrei avere del tempo per poter essere una spalla forte per Seve come lo è Baba. Credo che però anche dall’italia si possa fare molto per loro. Forse questo potrebbe essere l’impegno più grande e forse poche di quelle cose che ci siamo prefissati di fare arriveranno al termine. Per questi bambini è importante che ci sia qualcuno che li curi, e per quel qualcuno è importante che ci siano persone come noi che li sostengano. Guardo dal finestrino del pulmino sgangherato un villaggio che dorme ancora, penso alle lacrime di Severino e provo ad immaginare questo posto senza questo gruppo di “bianchi” in giro con la telecamera a dirigere il traffico oppure a spostare oggetti. Provo ad immaginare in posto lontano da qui ancora da scoprire e in un attimo ricordo la scena che vedevo dai vetri di questo stesso furgone quando siamo arrivati. Questi posti cambieranno poco in futuro e sono convinto che anche le persone facciano la stessa cosa.
Credo sia questa la salvezza del Senegal.

Dalla strada, camminando a piedi, si cominciano a sentire le voci di questi bambini che giocano nel cortile. La struttura del centro si presenta come una grossa fortezza marrone. Sembrerebbe quasi che non la potesse buttare giù neanche la più malvagia delle menti. La forza che ci è voluta per costruirla la tiene in piedi, ed in piedi la tiene un angelo da la su…

Arriviamo all’ingresso del centro, il vento stamattina è molto forte, ma i bambini non sembrano farci caso. Ci hanno messo poco tempo per abituarsi a noi. In parecchi sono incuriositi dalla mia macchina fotografica. Si mettono in posa per farsi scattare una foto e poi vogliono vederla dal display. La felicità di questi bimbi è eccezionale. Mi sento accarezzare le braccia, mi tengono per mano, alcuni si stringono a me e non mi molla o neanche quando cammino. Mi sembra strano che questi piccoli diavoletti mi facciano sentire una persona importante. Basta poco che per loro diventi un riferimento, ti osservano, studiano il tuo modo di parlare, imitano i tuoi gesti. Sanno che vieni da molto lontano e questo li incuriosisce. Con loro improvviso i giochi più semplici, Ne prendo uno per le mani e comincio a ruotare su me stesso, questa cosa lo diverte molto e diventa una vera e propria attrazione per gli altri. Non c’è niente qui e bisogna ingegnarsi con poco a disposizione, per giocare questi bambini utilizzano corde, sassi, e giochi fatti in maniera rudimentale con rottami e cose simili. Qui è tutto diverso, senza le comodità e le tecnologie di cui siamo abituati. Comincio ad affezionarmi alle cose e alle persone che trovo qui. Mi piace il loro modo di vivere e la loro ospitalità. Mi piace che nella loro povertà hanno sempre qualcosa da donarti, da condividere con te.

Un progetto ambito e molto suggestivo il cortometraggio dal titolo Jere Jef, che sto per girare. Angelo Mozzillo, giovane regista nonché amico mio, mi ha voluto con se per questa nuova produzione tutta da scoprire…
Si tratta di un cortometraggio prodotto da Caserta Musica, del quale gireremo parte in Italia e in parte in Africa. Sono emozionato soltanto all’idea di scoprire cosa mi riserverà in continente nero e cosa mi lascerà questa nuova avventura. Con noi in questo viaggio ci sarà Edoardo Di Sarno che si occuperà delle riprese ed altri personaggi che conosceremo una volta arrivati li.
Il tutto viene reso ancora più interessante dal fatto che il progetto nasce per promuovere un’associazione umanitaria, I bambini d’Ornella, che lavora attivamente in quel territorio.
La partenza è prevista per il giorno 15 Aprile…
Cercherò di effettuare nuovi aggiornamenti.