Qualche mese fa ho scritto di un progetto che stava nascendo. L’idea era molto semplice, quella di realizzare un lavoro grafico, un poster che faccia vivere un’illustrazione che trasmetta serenità, con incisa una frase che in quei giorni stava ridondando gli spazi vuoti che si sono creati fra tutti noi…spazi a più di un metro l’uno dall’altro – Andrà tutto bene –
Ho pensato a questo progetto e l’ho condiviso con un gruppo ristretto di amici, Dino (dinostudio), Paolo, il mio collaboratore, e Marco Manfredonia (Everythink). Ovviamente tutto al telefono perchè eravamo in lockdown e lavoravamo da casa in smart working. Io ogni tanto mi muovevo e venivo in studio perchè potevo farlo, ma comunque ero da solo.
Poi ho fatto un giro di telefonate ad altri designer che conoscevo, come Maurizio Cacio e Dario Volpe. Con loro ho fatto delle call video ed ho raccolto delle adesioni per la loro partecipazione al progetto.
L’idea era quella di prendere un designer per ogni provincia che facesse una o più illustrazioni, con la sovrapposizione di una traduzione in dialetto locale della frase “Andrà tutto bene!” Poi, con il contributo di Grafica Metelliana, questi poster sarebbero stati stampati e venduti su un ecommerce. Anche Grafica Metelliana mi diede una disponibilità grossa, avrebbe stampato e confezionato i poster gratis, l’unica cosa da pagare sarebbe stata la spedizione e l’avrebbe pagata l’utente. Facendo così l’intero ricavato sarebbe andato in beneficenza, perchè il sito web lo avremmo realizzato noi di Studiomono oltre alle illustrazioni di uno o più poster.
Questo collettivo, movimento o non so cosa possa essere ha avuto anche un nome. Matite Unite nasce per essere spiraglio di luce, incontro per il sociale, creazione e fusione di idee.
Il ricavato doveva andare prima agli ospedali, poi alla Croce Rossa. Stava diventando complicato gestire bene e in maniera veloce la gestione economica, perchè avremmo dovuto creare un’associazione e in questo periodo ci sono grosse difficoltà logistiche.
Poi abbiamo cominciato a ragionare (mi ricordo una call con Dario) proprio sull’idea che questo movimento di solidarietà sta lavorando lì dove lo stato dovrebbe esserci. Ci siamo resi conto da subito che c’era qualcosa che non sarebbe andato bene, perchè le notizie già dai primi mesi si erano fatte strada. È una sensazione, non una certezza nè una denuncia.
Fare beneficenza in un periodo dove i soldi non si sa come saranno gestiti dagli enti è una cosa da ponderare bene e non farla in fretta e d’impulso come ci stava capitando. Ci siamo detti di aspettare un po’ per capire l’andazzo di quello che sta accadendo. Per questo ho deciso di tenere il progetto in standby.
Il nostro lavoro vuole essere punto di partenza per tutte le persone che vorranno esserci concretamente, e che credono fortemente nel valore del lavoro di squadra, sopratutto nei momenti difficili. Cissà che MAtiteUnite non diventerà un collettivo che farà del bene. Lo spero.
