Mi chiedo da sempre come mai le fiction abbiano un appeal per la massa. Prodotti sempre vincenti che creano fascino nei confronti di un pubblico sempre più ampio. Non è un caso che abbiano maggiore visibilità e siano l’investimento più ampio e costante di aziende come Mediaset e Rai. Perché sono così attraenti? Semplicemente per 5 validi motivi:
Belle come le pubblicità – La ricerca dello stile viene messa in secondo piano se a farne da padrona è un’immagine bella. Sempre con la giusta luce, un taglio nei capelli, e immagini da fare invidia al migliore degli stil llife. Gli attori restano al centro di un lavoro meticoloso, che non da spazio ad ombre o sfocature. Trucchi perfetti e acconciature impeccabili anche a letto, o sotto la doccia
Semplici da capire – Un testo troppo complesso, lascia molto spazio ai ragionamenti, invece nelle fiction la parola d’ordine è “semplicità nei dialoghi”. Meglio ribadire anche più di una volta quello che si dice, magari sussurrandolo. Si perché nelle fiction, tutto quello che si dice viene sussurrato, e non per essere chiari, soprattutto perchè fa molto cinema americano.
Le pause lunghe prima dei tagli – Ogni scena che si rispetti deve finire con una bella pausa. Il giusto tempo che deve avere lo spettatore per pensare a quello che ha appena visto e poi commentare l’accaduto. Spesso mi capita di vedere mia mamma o mia suocera di commentare in quella pausa “Povero! – Secondo me è lui l’assassino! – Ha, proprio come ai mie tempi!”.
Un rallenty sulle scene drammatiche – Nulla è più bello di una scena che finisce in slow-motion nel momento più drammatico. Un colpo esploso, una donna che cade da un terrazzo, o semplicemente lo sguardo del cattivo mentre gode nel ferire il buono.
Un montaggio che aiuta – Qui entriamo nel tecnico. La post produzione è una seconda fabbrica di emozioni. Un regno dove tutto diventa possibile. Con il giusto accostamento di immagini, lo spettatore viene accompagnato nei ragionamenti semplici. In una scena si chiedono chi potrà mai essere il colpevole, e nella scena successiva il primo piano del cattivo. Con questo sistema viene scritto il 90% delle fiction italiane.
Inutile dire che questi sono i cinque punti fondamentali del buon fictionista, ma ci sono tanti altri sistemi e metodi che danno la possibilità all’industria italiana e internazionale della fiction di proporre sempre nuovi prodotti, rispolverando il vecchio e aggiustando il tiro sulle crepe della scrittura. Surrogati di storie riviste che ripropongono i soliti personaggi che vivono le storie del buono e cattivo, ancor di più, “essa, isso e ‘o malamente”. L’azzeramento del prodotto cinematografico che assopisce l’intelletto delle persone che guardano. Nessuno scopo nuovo, ne trama da scoprire. Senza parlare dei remake di vecchie fiction che vengono realizzati solo per portare alla ribalta personaggi che non attecchiscono più come un tempo, o che hanno bisogno di ascoltatori persi per strada, come la Barbara nazionale in “la dottoressa Giò”. Insomma, nuovi prodotti sempre pronti all’uso somministrati una o due volte al giorno, per sette giorni dopo i pasti, con una sola controindicazione: tenere lontano dai bambini, un prodotto che provoca dipendenza.
Immagine: Mediaset, da TV Sorrisi e Canzoni.
