La prima macchina fotografica

La prima macchina fotografica

Una foto di Robert Capa. Il giornale era capovolto e sul retro della copertina c’era una immagine di un uomo sparato al petto, curvo all’indietro. L’istante congelato , persino i brandelli della camicia e lo sguardo sofferente, di chi non è ancora morto ma prova il dolore di un fendente che arriva fino al cuore. La faccia straziata dalla guerra e la grana di un bianco e nero che sa di vecchio. Un passato molto attuale, la morte che ancora deve prendere posto e la vita che già sa di andare via.

Questa la prima foto che ho visto, con un occhio diverso. Poi più in basso, c’era scritto dei fotografi della magnum photo. Un gruppo di uomini pronti a tutto, occhio dell’umanità. Volevo sapere di più, volevo spingermi oltre, cercare di capire cosa si provasse nel vedere il mondo in un rettangolo, trattenere il fiato e catturare l’attimo in cui la realtà si sposa con il ricordo.

Decisi il giorno dopo di comperare una macchina fotografica, e di cimentarmi in quella che tutti chiamano fotografia. Già sapevo che mi stavo lanciando in un’avventura ardua e non immaginavo che sarebbe diventata la strada per il mio futuro. Conoscevo Corrado, un fotografo cerimonialista, si chiamano cosi quelli che lavorano nel campo della fotografia per le cerimonie religiose , parlo di matrimoni, comunioni, battesimi. Quello di Corrado, era un mondo tutto particolare, fatto di competizione e assidua critica nei confronti degli altri. Non importa cosa sia la fotografia per uno come lui, la cosa importante è che tu sia migliore di un altro. Un ragionamento che non porta a niente, un professionista che non sarebbe mai andato al di fuori delle mura del suo studio, ma lui era l’uomo che mi serviva. Col vizio del gioco e delle femmine, a corto di soldi, dava via una pentax sf7, quella che sarebbe diventata la mia macchina fotografica, la prima.

Ricordo bene il primo rullino che comperai.

La vita di uno scatto fotografico comincia dal momento in cui decidi di scendere per una passeggiata, o comperare il biglietto per un viaggio. Non sai mai a cosa andrai in contro ma solo se sei in possesso di una macchina fotografica, saprai che in quella giornata vedrai qualcosa per sempre. Le immagini in un mondo pieno zeppo di cose da vedere ed osservare ti si presentano ogni istante della tua vita davanti agli occhi. Come lo scorrere di un fiume, la luce invade ogni singolo oggetto della nostra esistenza, ogni cavità, bambino che osserva il cielo, lattina lasciata per strada, ogni vecchio che va a messa può esistere finchè la luce esiste. Non resta nient’altro che lasciar posare lo sguardo su quello che fino ad un istante prima non esisteva nemmeno, o forse non avevi mai visto. Solo in quel preciso istante, afferri la macchina da presa con ferma decisione, intento a fermare il tempo, come un guardiano dell’orologio che sa di poter decidere quando sia l’ora giusta. Trattenendo il fiato escludi tutto fuori da quel rettangolo, focalizzando l’attenzione su quello che ne rimane intrappolato, non avendo alcun timore ne disattenzione, premendo il pulsante vedi venir giù lo specchietto, ed in un istante tutto tace. In un centesimo di secondo, i granuli di ioduro d’argento, tenuti insieme da un emulsione, vengono invasi dai raggi del sole. Quanto potrebbe essere lungo un secondo, e quante reazioni potremmo registrare in tal tempo. E poi il suono del motore di avvolgimento, l’inconfondibile segno dell’avanzamento, la pellicola impressa che da spazio ad un nuovo fotogramma, ad un’altro sorriso da portar via per sempre. Spazio incontaminabile, e pur sempre fragile, magia di un tempo che rimarrà incorniciato nella mente di chi già sa della creatura che sta per nascere.

Come il miglior fotografo che si rispetti il primo negativo è andato perso, perchè, credendo d’esser pronto non sapevo ancora riconoscere i complicati meccanismi matematici che la disciplina ti portava ad affrontare. Ora ne è passato di tempo. La vecchia pentax giace fra i libri impolverati della mia libreria. Accantonati insieme a tutto quello che mi serve per documentarmi, lavorare e scrivere…