Restyling o rebranding? La differenza è profonda

Il nuovo logo Intel presentato a settembre 2020

Quando si parla di brand è abbastanza frequente trovarsi di fronte all’uso improprio dei termini restyling e rebranding. In realtà la differenza tra essi è profonda e le loro identità sono molto diverse. Il primo mira a “rinfrescare” l’identità visiva di determinati elementi del brand, il secondo, invece, agisce in maniera più profonda e globale.

Il rebranding si pone obiettivi da raggiungersi in un lasso temporale medio-lungo; ha come conseguenza un cambio di percezione (sia essa di un’azienda, di un servizio, di un prodotto o di un professionista), ovvero rende più coerente un marchio, crea una connessione personale e punta a munirsi di uno spazio rilevante nella mente del consumatore.

Eseguire un’operazione di tali dimensioni non è inusuale, tutte le aziende, siano esse piccole società o multinazionali dovranno affrontare prima o poi tale processo.

Creare un brand forte vuol dire ideare una comunicazione coerente e dedicata, ma anche costruire un’immagine coordinata ed erigere un legame emotivo con i consumatori, fino ad arrivare al cosiddetto love brand, una vera e propria passione dell’utente verso il marchio.

Un esempio recentissimo di rebranding arriva dalla californiana Intel, durante la presentazione dei suoi ultimi processori di undicesima generazione, a dimostrazione che anche un colosso del mercato internazionale investe sulla sua immagine, modificando tutta la sua comunicazione per mostrarsi al mondo con una veste nuova

Nulla è lasciato al caso. Nel processo di rebranding è incluso un restyling dell’immagine, partendo dal logo, costruito ad hoc per mandare un chiaro messaggio: essere affidabili e flessibili sia nelle creazioni di nuovi prodotti che nello sviluppo di idee all’avanguardia. È di fondamentale importanza l’uso del quadrato, sinonimo di stabilità, ideale per un’azienda solida e radicata nel mercato. La figura non è rappresentata in modo statico, anzi assume una forma molto dinamica, proiettandosi nel futuro e mostrandosi in continua evoluzione, in grado di adeguarsi al susseguirsi delle tendenze. Inoltre si mostra con colori e gradazioni finora inedite, diversi stili del font e in una vasta gamma di utilizzi, presentandosi in tutta la sua flessibilità.

Ma come Intel anche altri grandi marchi hanno eseguito un processo di rebranding.

Ad esempio Apple, che con Steve Jobs dal 1997 in poi, ha iniziato ad emergere, modificando nel 2007 anche il suo nome da Apple Computer a Apple; Burberry, il quale godeva di una pessima reputazione e solo grazie a Christopher Bailey, dal 2001 in poi, iniziò un rebranding che l’avrebbe portato ad assumere un’immagine elegante e prestigiosa; Instagram, che dal 2016 ha iniziato un processo che ha portato al profondo cambiamento della piattaforma e del suo visual.

Il mercato è in continua evoluzione e con esso cambiano le esigenze dei consumatori. Adattare il modo di comunicare a queste costanti innovazioni, è una fase in cui tutte le aziende, prima o poi, dovranno imbattersi. Che si tratti solo di un restyling o di un rebranding completo, arriverà il momento di aggiornare l’identità visiva per restare al passo con i tempi.

Immagine: Intel.