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Posso immaginare che non a tutti quanti piacciano i film o le serie tv con gli zombie, ma sono rimasto impressionato dalla bellezza di come sia stata girata questa serie.

Un progetto arduo già dai primissimi minuti della prima puntata, 5 frame di una cittadina desertica, con una sirena di fondo che non lascia presagire niente di tranquillo. 

La storia suddivisa in capitoli, una struttura parallela della narrazione che scopri dopo i primi titoli e la cosa che più mi è piaciuta: molte scene concepite in piano sequenza. 

Un continuum di adrenalina e lotta contro il tempo che porta lo spettatore a sperare sempre in un respiro e una ricerca della pace. 

Un concetto ben diverso di zombie alla “The Walking Dead”, dove sono i protagonisti a cadere nelle braccia dei vaganti; qui il gioco si fa duro visto che, chi si trasforma, diventa crudelmente affamato e conserva la forza e le abilità di una persona normale. Un atteggiamento meno anni ottanta e molto più realistico dell’approccio alla tragedia.

Più realistiche anche le sensazioni vissute e il panico trasmesso che ti invita a vedere le due stagioni tutte d’un fiato. 

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