Gli utenti non vogliono più essere convinti. Vogliono essere capiti.

Gli utenti non vogliono più essere convinti. Vogliono essere capiti.

È mattino presto, come tutte le mattine io e Altan scendiamo per la passeggiata, infilo le mie cuffie e comincio ad ascoltare uno dei podcast che seguo. In questa puntata de Il caffettino per due di Mario Moroni c’è come ospite Paolo Iabichino, un pubblicitario che ho seguito nel tempo.

Di lui ho messo da parte “Scrivere Civile” che non ho ancora letto tutto e vorrei prendere “Parole che servono” che metterò insieme all’altro a prendere polvere.

Faccio un po’ fatica a leggere in questo periodo ma devo trovare una soluzione.

Di questo ne parlerò in un altro post. 

Durante la puntata mi sono segnato diversi spunti, uno fra tutti è stata la scintilla per questo articolo. Amo condividere le fonti da cui parto e che mi ispirano, chi mi conosce lo sa, ma la riflessione della quale sto per parlare non è cominciata da qui, ma da molto prima. 

Facciamo un passo indietro. Partiamo da una domanda:

Siamo sicuri che le community che ci fanno veramente bene siano quelle dei social?

L’idea che i social fossero un terreno sul quale fare community è stata un po’ la storiella che ci siamo raccontati per anni, e che ancora oggi si racconta in alcuni settori.

Ma chi ci ha guadagnato veramente da questo giorno? Chi ha alimentato questa narrativa e perchè. Il fatto è che il profitto reale di questo racconto è andato alle big tech e molto molto meno agli imprenditori che ci hanno creduto.  

Perché il gap tra quello che si prometteva e quello che si era era troppo elevato. La patinatura delle riviste ha invaso gli schermi nelle nostre tasche.

Da allora e ancora oggi, anche se è cambiato qualcosa nel tempo. Almeno ci dicono così. Ma ne siamo sicuri?

C’è sempre una percezione crescente che il pubblico sia più consapevole. L’utente è più attento, più esigente e non si accontenta facilmente. Oggi le nuove generazioni hanno un’idea diversa del digitale, rispetto a noi che li abbiamo vissuti/subiti nella fase di espansione. 

Ma questa percezione di cambiamento è davvero concreta oppure è soltanto una percezione. Quanto le persone fanno rispetto a quello che dicono di fare. Sappiamo tutti che tra il dire e il fare c’è di mezzo “il pubblico” che ci osserva e ci ascolta.

Le persone spesso dicono una cosa, ma poi ne fanno un’altra. Questo non invalida il cambiamento ma, di sicuro, rende il tutto più complesso.

Quindi se dall’altra parte ci sono le persone (quelli che definiamo utenti), che vogliono essere capiti. Da questa parte ci sono le Aziende che devono essere sempre più attente, allenate più all’ascolto che al parlato.

Negli anni ho sempre cercato di offrire un punto di vista onesto nel mondo della comunicazione. ho sempre odiato la ricerca ostinata della foto patinata a scapito della concreta genuinità.

Questo non significa che non abbia usato l’estetica come strumento, ma di certo l’estetica sorretta dal contenuto sono sempre stati il centro dei miei consigli.

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