Io il garage non l’ho mai avuto. Un business in America e la sua morte in Italia.

Un garage e un grattacielo stilizzato. - Io il garage non l’ho mai avuto. Il business in America e la sua morte in Italia.

Quando si arriva a determinati livelli nella storia di un uomo che, con il suo business ha vinto, c’è sempre un punto in particolare dove bisogna raccontare da dove si è partiti. 

Nella storia moderna molte aziende che oggi dominano i mercati internazionali hanno lo stesso aneddoto di origine.

Sono tutte nate da un garage. 

L’elenco potrebbe essere lungo ma mi limiterei alla storia di Google, Apple, Amazon, Microsoft, Walt Disney.

Tutte aziende che hanno lasciato il segno e che oggi sono fonte di guadagno per migliaia di famiglie.

Partite tutte da 1 o più ragazzi, che nel loro garage di casa, hanno cominciato a muovere i primi passi, in un’epoca di cambiamenti, e prospettive di crescita tecnologiche. 

A casa dei miei il garage non c’era.

Ecco perché sono povero come la merda e non sono il proprietario di un’azienda multimilionaria?

Questa è la prima domanda che mi pongo, poi penso che sto bene così e mi diverto a fare quel che faccio.

Poi ci rifletto e passo ad una nuova ipotesi.

Mettiamo in parallelo la storia di uno qualsiasi dei nomi che ho elencato prima e quello di un giovane pieno di idee qualsiasi, da queste parti. 

Il sogno americano nasce dal un Garage!

Il primo è un giovane americano nel pieno degli anni 70, in una società che sta cavalcando un boom economico e che non conoscerà ancora i rischi di un crollo finanziario. (Anche perché quando ci arriverà, avrà le spalle forti e sale in zucca) 

Un bel giorno, a questo giovane, gli viene un’idea.

Intendiamoci, non è un’idea originalissima la sua, ma con un po’ di aggiusti estetici qui e là, e tanta voglia di fare, potrebbe essere un’idea di business. 

Questo giovane decide di avviare un’impresa, allora chiede ai suoi genitori in prestito un piccolo fondo. Il mimino che serve per andare in garage e mettere su un po’ di attrezzatura. 

Senza ancora costituire un’azienda comincia a vendere qui e la i suoi prodotti, e con quello che ricava si rifornisce.

Continua ancora a ingrandire il suo giro. 

Poi, capite le sue potenzialità, passa in banca per chiedere un prestito con la promessa che il suo business riuscirà a farlo rientrare in rotta.

La banca accetta e investe con altri investitori privati nella sua azienda.

Da li ad avere un’azienda quotata in borsa passeranno pochi anni, diciamo una decina.

Il sogno italiano muore in un garage!

Ora veniamo al giovane entusiasta qualunque, che negli anni 2000 ha un’idea di business in Italia.

Non ha un garage, e allora decide di chiedere in prestito uno spazio a un suo amico, ma non trova nessuno ad accogliere questa idea. 

Anche i suoi amici non hanno un garage.

Allora non rimane altro che fittarne uno.

Quindi chiede a suo padre un piccolo fondo per affittare un garage e metterci un po’ di attrezzatura per cominciare la sua idea di business.

Ma siccome suo padre è povero come la merda, chiede un prestito alla banca. 

Ipotecando l’unica casa che hanno tutti per vivere (senza garage).

Avuto il piccolo prestito dalla banca, a nome del padre, il nostro giovane volenteroso in erba prende finalmente un posto in affitto, compra un po’ di attrezzatura e comincia a lavorare alla sua idea di business.

Lo fa con tutta l’energia di questo mondo.

Ma dopo qualche giorno arriva un controllo della Finanza e lo obbligano ad aprire partita iva per continuare, e gli fanno un verbale a causa dell’attività abusiva che ha avviato.

Quindi il giovane combattente, povero come la merda, ma con un sogno in tasca, decide di pagare il verbale con gli ultimi soldi rimasti. E di aprire la partita iva. Ricominciando a sognare in grande. 

Le cose non decollano perché serve ancora del tempo al suo business per crescere ed essere autonomo, ma intanto le tasse da pagare ci sono, gli affitti anche e questo non aiuta il giovane qualunque a sbarcare il lunario.

Dopo poco tempo la sua azienda, ancora prima di nascere rischia di fallire, e quindi il giovane ingenuo si rivolge ad una banca per chiedere un fondo per la sua geniale idea. Ma la banca gli chiede garanzie, tangibili, reali. Non basta la promessa di un business in crescita. 

Al giovane vengono chiuse tutte le porte. – Forse rimane quel progetto europeo!’ Gli dice un amico. – C’è un bando per startup – Gli consiglia un altro amico. Ho un commercialista, che conosce un tizio, che conosce un amico che può fare al caso tuo, ma servono qualche migliaio di euro.

Il tempo passa. 

Quel sogno rimane chiuso in quel posto affittato, visto che il proprietario lo ha cacciato tenendosi l’attrezzatura come risarcimento dei pigioni arretrati.

Allora triste e con pochi spiccioli, il giovane sprovveduto, rientra a casa un pomeriggio e si trova l’ispettore giudiziario che sta pignorando la casa dei suoi genitori. 

Quel prestito iniziale, ne lui e ne suo, padre sono riusciti a pagarlo. 

La conclusione è molto semplice. 

Viste da fuori alcune storie sono belle, ed emozionati. Forse infiocchettate qui e la, ma in sostanza ti mettono la giusta energia per cominciare.

Questo è un pensiero dedicato soprattutto alle nuove generazioni che guardano ancora lontano con i loro occhi il futuro. 

Ma credo che ci siano epoche ed epoche. Stati e stati. Oggi come ieri, in Italia, non si hanno alcuna tutela in termini di start-up. 

Qualcuno mi direbbe che ci sono dei fondi, dei bandi, delle agevolazioni create per i giovani che vogliono aprire le porte di una loro impresa. Ma poi quando si arriva al succo, ci si rende conto che sono tutte soluzioni irraggiungibili oppure lontane da un sistema che funziona di base male. 

In Italia dovremmo aspirare ad un sistema di tassazione per i giovani e per i lavoratori autonomi completamente diverso, se vogliamo dare una possibilità alle giovani generazioni. 

Vivere in un sistema lavorativo che pesa sulle spalle di chi inizia, senza consegnare in cambio delle tutele adeguate, porterà molti giovani promettenti a scegliere l’inserimento in aziende già avviate oppure il cosiddetto “posto fisso” per poi perdere un’opportunità di crescita. 

Altra alternativa per loro e avviare startup fuori dall’Italia, come è accaduto per molte realtà giovani, concentrando tutte le risorse, sempre di più, all’estero.

Faccio davvero fatica ad immaginare uno Steve Jobs, oppure un Alessandri di Technogym, cominciare adesso, in questo stato, in questa epoca. 

Spero che qualcosa cambi e che ci possa essere un futuro per le giovani menti in erba che erediteranno questo nostro Paese. 

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